14/09/2025 Roma, Festa Nazionale UDC, nella foto Antonio De Poli
Senatore Antonio De Poli, i sindaci veneti hanno lanciato l’allarme sul caro-energia. Quanto rischia di pesare questa nuova emergenza sui bilanci dei Comuni?
«Certamente parecchio. È una questione che riguarda tutti gli amministratori veneti, al di là dei colori politici. I rincari energetici rischiano di comprimere le risorse disponibili nei bilanci dei Comuni per garantire i servizi ai cittadini. È una vicenda che merita la massima attenzione, soprattutto per gli enti che hanno lavorato, in questi anni, con rigore e responsabilità nella gestione dei propri bilanci. La virtuosità non può essere una colpa. La solidarietà è doverosa ma non può indebolire chi amministra con responsabilità e rigore, tenendo i conti pubblici in ordine».
Servono contributi straordinari per compensare il caro-energia oppure è necessaria una revisione strutturale dei trasferimenti statali agli enti locali?
«Ciò che serve è una risposta concreta e tangibile che vada nella direzione di una tenuta dei servizi pubblici offerti dai Comuni ai cittadini nei territori. Sarebbe, a mio avviso, auspicabile un meccanismo correttivo di revisione che risolva il problema in modo strutturale. I numeri ci dicono che c’è un importante decremento dei trasferimenti statali ai 559 Comuni veneti. Va detto con chiarezza che non si tratta di un problema nato con l’attuale governo: è una criticità che si trascina da anni e che ha attraversato esecutivi di colore politico diverso. Proprio per questo non è una questione di parte, ma di sistema, e come tale va affrontata con un confronto costruttivo tra Stato, Regioni e autonomie locali, al di là degli schieramenti».
Non c’è solo il caro-bollette, i trasferimenti statali diminuiscono e i sindaci si trovano a dover risolvere emergenze come quelle della casa o delle rette per gli anziani in Rsa. Si sta chiedendo ai Comuni di fare di più con meno risorse?
«La domanda coglie un nodo reale: i Comuni sono il primo presidio sociale e, quando le emergenze crescono – inflazione, caro-energia e così via – sono i primi a subirne un impatto. Per questo le preoccupazioni Anci vanno accolte con senso di responsabilità. La questione delle rette nelle Rsa per gli anziani è emblematica. L’Italia è una delle nazioni più longeve al mondo e il numero crescente di persone anziane ci impone di rafforzare le politiche di assistenza e cura. Se la domanda aumenta, devono aumentare in proporzione anche gli strumenti a disposizione di chi la affronta, a partire dai Comuni: servono risorse sufficienti per sostenere le famiglie. Lo stesso vale per l’emergenza abitativa, dove però la soluzione passa anche dal mercato: ci sono ancora molti immobili sfitti che potrebbero rispondere alla domanda di case. Dal Governo è arrivato un primo segnale concreto e importante con il Piano Casa, e noi dell’Udc vogliamo contribuire con proposte come la riforma delle locazioni, per riportare sul mercato gli immobili inutilizzati e ampliare l’offerta. Ma la sfida è più grande dei confini nazionali. Anche dall’Europa deve arrivare una risposta: semplificare il quadro normativo, introdurre misure di detassazione degli investimenti e incentivi agli interventi di housing sociale. Solo con uno sforzo condiviso tra Europa, Stato e territori i Comuni potremo dare risposte concrete alla crisi abitativa».
Un malcontento diffuso tra gli amministratori veneti è legato alla penalizzazione nell’attribuzione dei fondi dei bandi statali, per esempio quello per le opere medie, per cui arrivano poche risorse in quanto Comuni virtuosi. Lei su questo ha presentato un’interrogazione.
«Sì, ho chiesto al Governo di rivedere i criteri di riparto dei fondi per le Opere medie, al fine di valorizzare il principio di efficienza. A fronte di 731 istanze presentate da 420 Comuni, pari a oltre 620 milioni di richieste di contributi, al Veneto sono andati soltanto 15 milioni per finanziare 24 interventi. La nostra richiesta, scritta nero su bianco, è una revisione dei parametri previsti dall’articolo 1 comma 141, della legge 145/2018».
Arriviamo alla prossima Manovra: quali richieste avanzerà l’Udc al Governo per sostenere il territorio?
«In legge di Bilancio la nostra proposta sarà di dare un segnale concreto e di sostegno ai Comuni, con particolare attenzione nei confronti delle Amministrazioni virtuose come quelle del Veneto. L’obiettivo primario è garantire la tenuta dei servizi ai cittadini».
Come valuta la “questione settentrionale” che sarà oggetto di un manifesto dei sindaci veneti?
«La condivido, da parlamentare che è eletto a Roma per fare gli interessi dei territori, in Veneto. La questione settentrionale non è un tema astratto: quando le risorse ai Comuni si riducono, a rischiare sono le scuole, le strade, i servizi: con una spesa corrente compressa, un Comune fatica a pagare i dipendenti, le utenze, il riscaldamento di una scuola, le maestre. Sono aspetti che toccano da vicino la vita dei cittadini e delle comunità. Per questo, in un quadro di risorse limitate, conta come vengono distribuite. Chi ha amministrato bene non può essere penalizzato: il criterio della premialità va inserito tra quelli da considerare nell’assegnazione delle risorse nazionali. Chi amministra in maniera efficiente deve essere premiato. È la lezione dell’autonomia, che va applicata anche agli enti locali».
