Questa mattina, presso l’Aula Convegni del Senato della Repubblica, ho promosso la presentazione del libro di Giorgia Miazzo dal titolo “Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania”.
Un incontro importante per ricordare le storie, i sacrifici e le speranze di milioni di italiani che, nel corso del Novecento, hanno lasciato il nostro Paese alla ricerca di un futuro migliore, contribuendo con il proprio lavoro alla crescita economica, sociale e culturale dell’Europa contemporanea.
Alla conferenza sono intervenuti Giorgia Miazzo, autrice del volume e Presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, e Gianluca Parise, Vicepresidente del Centro Studi Grandi Migrazioni.
Hanno partecipato inoltre Angelo Pastrello di Editoriale Programma, Ghislaine Rossetto, associata del Centro Studi Grandi Migrazioni e figlia di un minatore italiano in Belgio, e Davide Castellucci dell’Associazione “Marcinelle per non dimenticare”.
Gli emigrati italiani hanno contribuito a costruire l’Europa
La storia dell’emigrazione italiana è fatta di valigie, stazioni, partenze e distacchi. È la storia di uomini e donne che hanno lavorato nelle miniere, nelle fabbriche, nei cantieri e nelle grandi opere infrastrutturali dei Paesi europei che li hanno accolti.
Sono partiti spesso con poco, affrontando fatica, lontananza, diffidenza e discriminazione. Attraverso il loro lavoro, però, hanno contribuito non soltanto allo sviluppo economico dei Paesi nei quali si sono stabiliti, ma anche alla costruzione di una rete di relazioni umane, sociali e culturali che ha rafforzato l’Europa.
L’Europa, infatti, non è stata costruita soltanto attraverso i trattati internazionali e nei palazzi delle istituzioni. È stata costruita anche nelle miniere, nelle fabbriche, nei cantieri, nelle case e nei quartieri popolari, da persone provenienti da Paesi diversi che hanno imparato a conoscersi, convivere e lavorare insieme.
Tra quelle persone c’erano tantissimi italiani. Una generazione alla quale dobbiamo rispetto e riconoscenza.
Il ricordo delle tragedie del lavoro italiano all’estero
L’incontro ha rappresentato anche un momento di memoria dedicato ai connazionali caduti sul lavoro e alle vittime delle tragedie di Marcinelle, Courrières, Mattmark e Izourt.
Dietro ciascuna di quelle vittime c’era una persona partita per lavorare, costruire un futuro e offrire una possibilità in più alla propria famiglia.
Ricordare quelle tragedie non può significare soltanto commemorare il passato. Significa assumersi una responsabilità ancora oggi attuale: difendere la dignità e la sicurezza del lavoro.
Nessuna esigenza produttiva può venire prima della vita e della salute delle persone. Ogni lavoratore, qualunque sia la sua nazionalità o provenienza, deve avere il diritto di tornare a casa dalla propria famiglia al termine della giornata.
L’integrazione come responsabilità e ricchezza
La storia delle comunità italiane in Europa ci consegna anche un’importante riflessione sul tema dell’integrazione.
Gli italiani arrivati in Belgio, Francia, Svizzera e Germania erano stranieri. Molti hanno conosciuto il pregiudizio e hanno dovuto conquistare giorno dopo giorno il proprio spazio nelle società che li accoglievano.
Con il lavoro, le relazioni e le nuove generazioni, quelle comunità sono diventate parte integrante della storia dei Paesi europei nei quali si erano stabilite.
Questa esperienza ci insegna che l’integrazione è un percorso complesso, fondato su regole, responsabilità e rispetto reciproco. Ci ricorda, però, anche che l’incontro tra culture ed esperienze diverse può diventare una grande ricchezza per le nostre società.
Trasmettere questa memoria alle nuove generazioni
Libri come quello di Giorgia Miazzo sono preziosi perché permettono di conservare e tramandare la memoria di chi è partito, di chi ha costruito una nuova vita lontano dall’Italia e di chi non ha più fatto ritorno.
Sono preziosi anche per le tante comunità italiane che ancora oggi, in tutta Europa, mantengono vivo il legame con le proprie radici e con la storia del nostro Paese.
Ricordare è un dovere e una responsabilità. Trasmettere questa storia alle nuove generazioni è il modo migliore per rendere vivo l’esempio di milioni di italiani che, con il loro lavoro e i loro sacrifici, hanno contribuito a costruire l’Europa.
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