Al Senato la presentazione del volume di Giorgia Miazzo “Migrazioni italiane in Europa”
Roma, 21 luglio – «La storia dell’emigrazione italiana non è soltanto una storia di partenze, sacrifici e lontananza. È una parte fondamentale della storia dell’Europa contemporanea. Milioni di nostri connazionali hanno contribuito, con il proprio lavoro e spesso pagando un prezzo altissimo, alla crescita dei Paesi nei quali sono arrivati. Ricordare oggi quelle donne e quegli uomini significa parlare di memoria, ma anche di dignità del lavoro, sicurezza e integrazione: temi che continuano a interrogare il nostro presente».
Lo ha dichiarato il senatore Questore del Senato e segretario nazionale dell’Udc Antonio De Poli, aprendo a Palazzo Madama la presentazione del volume di Giorgia Miazzo, Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania, ospitata presso l’Aula Convegni del Senato della Repubblica.
All’incontro hanno preso parte, insieme all’autrice, Presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, Gianluca Parise, Vicepresidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, Ghislaine Rossetto, associata del Centro e figlia di un minatore italiano in Belgio, Angelo Pastrello di Editoriale Programma e Davide Castellucci dell’Associazione “Marcinelle per non dimenticare”. Invito – 21 Luglio Emigrazioni Italiane in Europa (1).pdf
Il volume ripercorre la storia delle migrazioni italiane in Europa tra Ottocento e Novecento, raccontando il difficile percorso di milioni di connazionali che lasciarono l’Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Una vicenda segnata dalla fatica dell’integrazione, dalla discriminazione e dallo sfruttamento, ma anche dalla capacità delle comunità italiane di contribuire profondamente alla crescita economica e alla trasformazione sociale dei Paesi di destinazione.
Particolare attenzione è dedicata alle grandi tragedie sul lavoro che coinvolsero gli emigrati italiani. La pubblicazione nasce infatti anche per commemorare il 70° anniversario del disastro minerario di Marcinelle, in Belgio, e il 120° anniversario della tragedia di Courrières, in Francia, senza dimenticare Mattmark, Izourt e gli altri incidenti nei quali persero la vita numerosi lavoratori italiani.
«L’Europa – ha sottolineato De Poli – non è stata costruita soltanto attraverso i trattati e le istituzioni. È stata costruita anche nelle miniere, nelle fabbriche, nei cantieri e nelle grandi opere, attraverso il lavoro quotidiano di uomini e donne provenienti da Paesi diversi. Tra loro c’erano milioni di italiani. Conservare questa memoria significa rendere loro giustizia e ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, quanto sia prezioso il patrimonio di diritti e di tutele che abbiamo costruito nel tempo».
Il libro dedica inoltre spazio al patrimonio orale e linguistico nato dall’incontro tra le comunità italiane e le società di arrivo, accompagnando la ricostruzione storica con un importante compendio fotografico realizzato grazie alla collaborazione con enti italiani ed esteri. A chiudere l’opera sono le testimonianze degli orfani di alcune vittime degli incidenti sul lavoro, che restituiscono la dimensione più intima e dolorosa delle conseguenze lasciate da quelle tragedie nelle famiglie.
«Questo volume ha per me un valore etico e civile molto alto – ha spiegato Giorgia Miazzo – perché vuole riportare alla luce la forza, il coraggio e la dignità delle migrazioni italiane in Europa. L’Italia è una nazione costruita anche sui sacrifici di chi è partito e sul contributo che milioni di nostri connazionali hanno dato, attraverso il proprio lavoro, alla crescita del nostro Paese e dell’Europa. È fondamentale che questa memoria venga trasmessa alle nuove generazioni, affinché possano conoscere e comprendere questa parte della nostra storia».
«Ricordare chi è partito, chi ha costruito una nuova vita lontano dall’Italia e chi non ha più fatto ritorno – ha concluso De Poli – è un dovere delle istituzioni. La memoria diventa davvero un’eredità quando siamo capaci di trasmetterla. È questo il modo migliore per onorare il sacrificio dei nostri emigrati e consegnare la loro storia alle generazioni che verranno».
