Ho avuto l’onore di partecipare oggi, nella Basilica di Santa Giustina a Padova, ai funerali di Alex Zanardi. Una cerimonia intensa e dignitosa, che ha raccolto migliaia di cittadini, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dello sport in un abbraccio corale attorno alla famiglia.
Alex Zanardi è stato molto più di un campione. È stato un simbolo di resilienza, di determinazione e di umanità — qualità rare, che trascendono lo sport e appartengono alla sfera più alta dei valori civili. La sua storia ha attraversato generazioni, ispirando chiunque si sia trovato ad affrontare una difficoltà, grande o piccola che fosse.
La cerimonia, celebrata dall’amico don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, ha saputo restituire la dimensione più vera di Alex: non solo quella dell’atleta straordinario — quattro ori paralimpici, una carriera in Formula 1 — ma quella dell’uomo, del padre, del compagno di vita. Accanto al feretro era presente la sua handbike, simbolo di una rinascita che ha commosso il mondo intero.
Le parole del figlio Niccolò hanno toccato tutti i presenti con rara lucidità: il richiamo alle piccole cose, alla gioia quotidiana, all’eredità di un padre che ha vissuto ogni giorno come se fosse un’opportunità.
Come rappresentante delle istituzioni, sento la responsabilità di raccogliere questa eredità. Alex Zanardi ci ricorda che il compito della politica è anche questo: creare le condizioni perché ogni persona — a prescindere dalle proprie difficoltà — possa realizzare il proprio potenziale e contribuire alla comunità.
Alla moglie Daniela, al figlio Niccolò e a tutta la famiglia, esprimo le mie più sentite condoglianze e la vicinanza mia e dell’intera comunità che rappresento.
Riposa in pace, Alex.






