«A Milano tra i ragazzi identificati dopo le violenze c’è persino un bambino di 11 anni. È un dato che deve far riflettere tutta la politica. Ragazzini richiamati attraverso chat e social network, immagini delle devastazioni diffuse online, video che diventano trofei da esibire per ottenere visualizzazioni e approvazione. Siamo davanti a un fenomeno che non riguarda soltanto l’ordine pubblico, ma il rapporto tra nuove generazioni, mondo digitale e responsabilità educativa. Non possiamo accettare che distruggere una vetrina diventi un modo per conquistare qualche like». Lo dichiara il senatore e segretario nazionale dell’UDC, Antonio De Poli.
«Come UDC abbiamo promosso una proposta di legge che prevede il divieto di accesso ai social sotto i 14 anni e, soprattutto, un percorso di educazione digitale certificata tra i 14 e i 16 anni. Il nostro obiettivo non è soltanto limitare l’accesso alle piattaforme, ma dare ai ragazzi gli strumenti per riconoscere i rischi della rete, comprendere le conseguenze delle proprie azioni e distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è. Perché il divieto da solo non basta: servono piattaforme più responsabili e famiglie sostenute nel loro ruolo educativo».
«Accogliamo quindi con favore l’apertura della presidente Meloni a nuove restrizioni per gli under 14 e a un rafforzamento delle misure di tutela dei minori online. Auspichiamo che su questo tema tutte le forze politiche possano trovare una convergenza, superando le divisioni. Come UDC chiediamo che la prossima legge di Bilancio preveda risorse per l’educazione digitale e il sostegno alle famiglie, accompagnando gli interventi normativi con strumenti concreti di prevenzione. Perché nessun algoritmo può sostituire una comunità educativa».