In Senato la conferenza stampa che celebra quasi mille anni di storia condivisa tra Colli Euganei, Teolo e Abbazia di Praglia
Quasi mille anni di storia condivisa tra i Colli Euganei e l’Abbazia di Praglia, fondata dai benedettini nel 1080, sono stati al centro della conferenza stampa che si è svolta venerdì scorso in Senato su iniziativa del senatore Antonio De Poli (Udc). Un legame che ha dato forma al paesaggio, alla spiritualità e alla cultura di un territorio intero. All’iniziativa a Roma hanno partecipato, fra gli altri, il sindaco di Teolo Valentino Turetta, l’abate dell’Abbazia di Praglia don Stefano Visintin e l’abate primate della Confederazione benedettina Jeremias Schroder. A De Poli il compito di spiegare perché questa storia riguardi tutti: «Quella dell’Abbazia è una presenza a più dimensioni: spirituale, ma anche culturale, sociale ed economica. Ora et labora, preghiera e lavoro: è questo il cuore dei luoghi benedettini come Praglia. Eppure questi luoghi restano spesso poco conosciuti, frequentati da una cerchia di appassionati d’arte e di fedeli, quando meriterebbero di essere scoperti da tutti. Farli conoscere ha anche un valore educativo, soprattutto per i giovani». Il senatore De Poli ha poi richiamato la figura di San Benedetto, patrono d’Europa dal 1964, simbolo di una cultura che ha contribuito in modo decisivo alla formazione culturale e politica del continente. Valorizzare Praglia, però, ha un costo, come ha spiegato il sindaco Turetta, per il quale non si può pensare alla comunità di Teolo senza pensare all’Abbazia, motivo di grande orgoglio: «È una meta religiosa, ma anche turistica, dato che custodisce opere d’arte messe al sicuro negli anni delle guerre mondiali». Turetta ha ricordato anche i 75 anni del laboratorio di restauro dei libri antichi, per poi lanciare l’appello alle istituzioni: «Come tutti i luoghi di culto, anche l’Abbazia di Praglia, con la sua storia che si intreccia con la fede e con la cultura, ha bisogno di fondi per essere mantenuta in sicurezza e promossa come destinazione turistica. Alle istituzioni chiediamo un segnale di attenzione nei confronti del nostro territorio». Una richiesta che il senatore De Poli ha fatto propria, rilanciandola al Governo in vista della prossima Manovra. “Chiediamo all’Esecutivo e, in modo particolare, al ministro della Cultura Alessandro Giuli di dare un segnale concreto di attenzione, prevedendo risorse economiche adeguate a sostegno dei progetti di sviluppo turistico nei Comuni, soprattutto in quelli piccoli. L’obiettivo è valorizzare le destinazioni meno conosciute, come l’Abbazia di Praglia e i Colli Euganei, ricchi di storia, cultura, paesaggio e tradizioni”. Per De Poli la posta in gioco va oltre la tutela del patrimonio: “Le istituzioni hanno il compito di far riscoprire questi luoghi, investire più risorse sul turismo dei cammini spirituali e promuovere un turismo lento, che nel primo semestre del 2026 è in crescita del 6,6%. Il turismo può diventare una delle principali leve per contrastare lo spopolamento e creare nuove opportunità di sviluppo nelle aree interne e nei piccoli Comuni. Dobbiamo investire di più sull’undertourism, per redistribuire i flussi turistici verso le mete meno conosciute”. A illustrare il significato profondo della presenza benedettina sul territorio padovano è stato l’abate don Stefano Visintin: «Un monastero benedettino contribuisce a segnare e costruire l’identità di una comunità. Laddove si trova un monastero, si contribuisce a trasformare il paesaggio non solo dal punto di vista architettonico e naturale ma anche dal punto di vista culturale e spirituale. Questo avviene da quasi 1000 anni nei Colli Euganei, nel nostro caso, con l’Abbazia di Praglia”. Un’eredità che va ben oltre i confini del territorio, come ha rimarcatro l’abate primate Jeremias Schroder: l’Ordine dei benedettini è il più antico nella storia della Chiesa e nel 2029 celebrerà il Giubileo per i 1500 anni dalla fondazione a Montecassino. «Come ci hanno ricordato Papa Paolo VI e, più di recente, Leone XIV, la civiltà occidentale non si può immaginare senza il contributo del monachesimo benedettino».