In Senato la posizione del Governo nel corso del question time al ministro Piantedosi.
“Non può esistere una giustizia parallela. Il Ministro dell’Interno Piantedosi, sul caso del Tribunale islamico di Padova, è stato netto e chiaro: nessuno può calpestare i nostri valori e i principi. La legge è uguale per tutti. Nessuna disposizione religiosa può comprimere i diritti delle persone”. Così il senatore UDC e segretario nazionale del partito, Antonio De Poli, commentando a margine la risposta del Governo, in Senato, nel corso del Question time, sulla Camera arbitrale islamica italiana di Padova. “Questo Tribunale è incompatibile con le disposizioni previste dal nostro ordinamento giuridico. E’ una vicenda inaccettabile perché la sharia calpesta in valori in cui crediamo”, ha detto De Poli illustrando l’interrogazione parlamentare al titolare del Viminale. Il parlamentare dell’UDC ha citato, in particolare, il Regolamento dell’Associazione in questione: “L’art. 3, comma 5, recita: ‘Quando il Tribunale Arbitrale decide secondo diritto, applica i precetti del diritto islamico comuni alle nazioni islamiche. Per le situazioni e le questioni non regolate dal diritto islamico, si applica il diritto italiano’. Sono parole gravissime”, ha commentato De Poli evidenziando che “in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione, non della sharia”. “Sarebbe intollerabile se la Camera arbitrale islamica volesse applicare i precetti religiosi musulmani, senza tenere conto delle garanzie previste dal nostro ordinamento”, ha rimarcato De Poli sottolineando che “non sono in discussione la libertà religiosa e il pluralismo culturale” ma – ha precisato – “un conto è la libertà di culto, altra cosa è l’intenzione di esportare la sharia in Italia”. “Nessuna disposizione, religiosa o meno, può comprimere i diritti delle persone. La giustizia in Italia è una sola ed è uguale per tutti. I nostri valori non si toccano. Il rispetto della nostra Carta costituzionale è un dovere per tutti e non è un optional”, ha concluso