Nel corso di una conferenza stampa stamane al Caffè Pedrocchi di Padova il Senatore e segretario nazionale UDC e il capogruppo UDC in Consiglio regionale Eric Pasqualon hanno presentato due proposte, una nazionale e una regionale, per rafforzare l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore e sostenere le famiglie.
PADOVA – 22 settembre 2026 – Rafforzare l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, portandole sempre più vicino alle persone e nei luoghi in cui vivono e vengono assistite. È questo l’obiettivo comune delle due proposte di legge presentate stamane al Caffè Pedrocchi di Padova dal senatore e segretario nazionale UDC Antonio De Poli e dal capogruppo UDC in Consiglio regionale Eric Paqualon: una proposta di legge nazionale depositata a Palazzo Madama e una proposta di legge regionale presentata a Palazzo Ferro Fini.
Due iniziative che si muovono su piani diversi, nazionale e regionale, ma che condividono una stessa impostazione: rafforzare la rete delle cure palliative, garantire una presa in carico precoce e assicurare alla persona continuità di cura a domicilio, nelle strutture residenziali e negli hospice.
Il disegno di legge del senatore De Poli, Atto Senato n. 1787, è stato presentato il 6 febbraio 2026 e assegnato alla Commissione Affari sociali, sanità e lavoro del Senato. Il testo interviene sull’accesso delle persone anziane alle cure palliative e alla terapia del dolore, prevedendo misure riguardanti assistenza domiciliare, formazione del personale, coinvolgimento delle famiglie, informazione e integrazione dei servizi.
La proposta di legge n. 124 del consigliere Pasqualon interviene invece nell’ambito delle competenze regionali e punta in particolare a rafforzare l’accesso alle cure palliative per le persone affette da patologie croniche ed evolutive a prognosi infausta, indipendentemente dalla diagnosi di terminalità, con una particolare attenzione alle RSA e alle altre strutture residenziali.
“Accompagnare la persona malata e i suoi familiari nella sofferenza per una presa in carico totale, a 360 gradi, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale, socio-assistenziale, relazionale e psicologico. Questa è la mission ambiziosa della nostra proposta. Siamo di fronte a un cambio di paradigma: la persona deve rimanere al centro in ogni fase della sua vita, in tutti i suoi aspetti. Oggi pensiamo che le cure palliative vadano destinate solo nella fase finale della vita. Con questa proposta invece vogliamo restituire dignità a chi soffre e assicurare assistenza ai pazienti e alle famiglie anche e soprattutto in una fase iniziale. E’ una proposta di legge che prevede dei fondi – 200 milioni l’anno – e queste risorse verranno reperite attraverso un aumento della tassazione sui giochi e sulle slot machine”, ha spiegato De Poli illustrando la proposta di legge durante la conferenza.
“La legge n.38/2010 -– aggiunge il senatore Antonio De Poli –. ha riconosciuto un principio fondamentale: le cure palliative e la terapia del dolore sono un diritto di tutti e fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza. Ma oggi questo diritto non è ancora garantito in modo uniforme: di fronte a un fabbisogno stimato di circa 260.000 persone a livello nazionale, gli assistiti censisti dall’ultima relazione al Parlamento sono poco più di 116.000. Parliamo di stime al ribasso, numeri che tengono conto dei malati oncologici ma non di altre tipologie di pazienti. Con questa iniziativa vogliamo rafforzare un diritto che deve essere realmente esigibile, garantendo alle persone anziane e alle loro famiglie un’assistenza adeguata, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. La nostra proposta nazionale punta a rafforzare la rete territoriale, l’assistenza domiciliare, la formazione degli operatori e il sostegno ai caregiver. Oggi, insieme a Eric Pasqualon, presentiamo un percorso che dal Parlamento arriva al territorio, due livelli istituzionali che possono lavorare nella stessa direzione per rendere più forte e uniforme la rete delle cure palliative. Dobbiamo portare le cure palliative nei luoghi in cui le persone vivono e vengono assistite: a domicilio, nelle Rsa, nelle strutture residenziali e semi-residenziali. Alla base di queste due proposte di legge, che presentiamo qui oggi, c’è un patrimonio valoriale in cui l’UDC si riconosce e crede fortemente: la sanità deve curare. Per noi il diritto alla cura vuol dire diritto alla dignità. Nessuno deve essere lasciato da solo”, ha evidenziato ancora De Poli.
In Veneto la rete delle cure palliative è già strutturata e rappresenta una realtà significativa del Servizio sanitario regionale. La Regione ha istituito la propria rete con la legge regionale n. 7 del 2009 e negli anni ha sviluppato servizi domiciliari, ambulatoriali e residenziali, oltre al sistema degli hospice.
I dati regionali riferiti al 2024 evidenziano 44 Unità di cure palliative domiciliari, che hanno seguito 12.877 pazienti, con circa 392 mila accessi domiciliari, e 24 hospice per adulti con 226 posti letto.
“Il Veneto ha costruito negli anni una rete importante – sottolinea Pasqualon – e dobbiamo riconoscere il lavoro svolto dal nostro sistema sanitario e da tutti i professionisti che ogni giorno accompagnano i pazienti e le loro famiglie. Oggi, però, abbiamo la responsabilità di fare un ulteriore passo avanti. I numeri ci dicono che la rete esiste, ma ci dicono anche che dobbiamo renderla più capillare e accessibile. Il punto centrale della nostra proposta di legge– prosegue Pasqualon – è semplice: la cura deve seguire la persona, non il contrario. Una persona con una patologia cronica ed evolutiva può vivere acasa, in una RSA o in un’altra struttura residenziale. Il luogo in cui vive non può diventare un ostacolo all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. ”La proposta regionale prevede quindi una valutazione precoce del bisogno di cure palliative all’interno del percorso assistenziale individualizzato, rafforza il raccordo tra strutture residenziali, servizi domiciliari e reti territoriali e introduce una specifica attenzione alla formazione del personale sanitario e sociosanitario.
Un capitolo importante riguarda anche le famiglie e i caregiver.
“Quando una persona affronta una malattia grave – aggiunge Pasqualon – la sofferenza riguarda l’intero nucleo familiare. Per questo il sostegno alla famiglia e al caregiver deve essere considerato parte integrante della presa in carico. Informare, ascoltare, accompagnare e dare strumenti significa anche evitare situazioni di solitudine e di ricorso improprio all’ospedale.”
Le due proposte condividono inoltre la necessità di rafforzare la cultura delle cure palliative e della terapia del dolore, attraverso formazione, informazione e una maggiore integrazione tra medicina generale, servizi territoriali, strutture residenziali e servizi sociali.
Le due iniziative, pur mantenendo distinti i rispettivi ambiti di competenza, vengono dunque presentate come un percorso istituzionale comune dell’UDC, con l’obiettivo di rafforzare a livello nazionale e regionale il diritto all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.