Rafforzare l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, portando l’assistenza sempre più vicino alle persone e nei luoghi in cui vivono. È questo il filo conduttore delle due proposte di legge presentate oggi, 22 settembre, al Caffè Pedrocchi di Padova.
Nel corso della conferenza stampa, insieme al capogruppo UDC in Consiglio regionale del Veneto Eric Pasqualon, abbiamo illustrato un percorso che si sviluppa su due livelli istituzionali: una proposta nazionale e una regionale, accomunate dall’obiettivo di rendere la rete delle cure palliative più capillare, accessibile e vicina alle necessità dei pazienti e delle loro famiglie.
La persona al centro della cura
Il punto di partenza è semplice: chi affronta una malattia grave deve poter contare su una presa in carico complessiva, che non riguardi solamente l’aspetto sanitario ma anche quello sociale, assistenziale, relazionale e psicologico.
Le cure palliative non possono essere considerate esclusivamente come un intervento destinato alla fase finale della vita. È necessario favorire una presa in carico precoce, accompagnando la persona e la sua famiglia durante tutto il percorso della malattia.
Il mio disegno di legge, Atto Senato n. 1787, presentato il 6 febbraio 2026, interviene proprio sull’accesso delle persone anziane alle cure palliative e alla terapia del dolore, prevedendo interventi sull’assistenza domiciliare, sulla formazione del personale, sul coinvolgimento delle famiglie, sull’informazione e sull’integrazione tra i diversi servizi.
La proposta prevede inoltre 200 milioni di euro all’anno di risorse, da reperire attraverso un aumento della tassazione sui giochi e sulle slot machine.
Un diritto che deve essere realmente garantito
La legge 38 del 2010 ha riconosciuto le cure palliative e la terapia del dolore come un diritto e come parte dei Livelli essenziali di assistenza.
Rimane però ancora una distanza importante tra il bisogno di assistenza e le persone effettivamente raggiunte dai servizi: a fronte di un fabbisogno stimato di circa 260 mila persone a livello nazionale, gli assistiti censiti dall’ultima relazione al Parlamento sono poco più di 116 mila.
Numeri che mostrano quanto sia necessario rafforzare la rete territoriale, l’assistenza domiciliare, la formazione degli operatori e il sostegno ai caregiver.
L’obiettivo deve essere quello di portare le cure palliative dove le persone vivono e vengono assistite: nelle proprie case, nelle RSA, nelle strutture residenziali e negli hospice.
Per noi il diritto alla cura significa anche diritto alla dignità. Nessuna persona e nessuna famiglia devono essere lasciate sole di fronte alla sofferenza e alla fragilità.
In Veneto una rete da rafforzare
Accanto alla proposta nazionale, Eric Pasqualon ha illustrato la proposta di legge regionale n. 124, che punta a potenziare l’accesso alle cure palliative per le persone affette da patologie croniche ed evolutive a prognosi infausta, con una particolare attenzione alle RSA e alle altre strutture residenziali.
Il Veneto può già contare su una rete significativa. I dati regionali riferiti al 2024 indicano 44 Unità di cure palliative domiciliari, che hanno seguito 12.877 pazienti, con circa 392 mila accessi domiciliari, oltre a 24 hospice per adulti e 226 posti letto.
Una struttura importante, che deve però diventare ancora più capillare e accessibile.
Il principio alla base della proposta regionale è chiaro: la cura deve seguire la persona, non il contrario.
Il luogo in cui una persona vive – la propria abitazione, una RSA o un’altra struttura – non può diventare un ostacolo all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Famiglie e caregiver parte integrante dell’assistenza
Una malattia grave non coinvolge soltanto il paziente, ma inevitabilmente anche tutta la sua famiglia.
Per questo le due proposte attribuiscono un ruolo centrale anche al sostegno dei caregiver e dei familiari, che devono essere informati, accompagnati e messi nelle condizioni di affrontare un percorso spesso complesso e doloroso.
La proposta regionale prevede inoltre una valutazione precoce del bisogno di cure palliative all’interno del percorso assistenziale individualizzato e un maggiore raccordo tra strutture residenziali, servizi domiciliari e reti territoriali.
Importante anche l’investimento sulla formazione del personale sanitario e sociosanitario e sulla diffusione di una maggiore cultura delle cure palliative e della terapia del dolore.
Un percorso dal Parlamento al territorio
Le due iniziative hanno competenze e ambiti diversi, ma seguono una direzione comune: costruire una rete nella quale medicina generale, servizi territoriali, strutture residenziali, servizi sociali e famiglie possano lavorare insieme.
Dal Parlamento al territorio vogliamo contribuire a rendere concreto e uniforme il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Perché mettere la persona al centro significa accompagnarla e sostenerla anche nei momenti di maggiore fragilità, garantendo assistenza, vicinanza e dignità.
Antonio
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