«Non condividiamo la decisione della Commissione europea di rinviare di dodici mesi le iniziative legislative nazionali che si sovrappongono alle nuove regole europee sull’accesso dei minori ai social network. Comprendiamo l’esigenza di avere norme comuni in tutta Europa, ma un anno non è poco nella vita di un adolescente. Mentre le istituzioni discutono, milioni di ragazzi continuano a essere esposti ogni giorno a contenuti violenti, cyberbullismo, dipendenza digitale e meccanismi che possono incidere sul loro benessere psicologico. La tutela della salute dei minori non può essere subordinata ai tempi della burocrazia europea». Lo dichiara il senatore Questore e segretario nazionale dell’UDC, Antonio De Poli, commentando la decisione annunciata dalla Commissione europea sulle proposte nazionali per limitare l’accesso ai social network.
«Le piattaforme digitali sono parte della vita dei nostri figli, ma questo non significa che debbano essere lasciati soli di fronte ai rischi. Non possiamo chiedere soltanto alle famiglie di vigilare, mentre gli algoritmi sono progettati per trattenere gli utenti il più a lungo possibile. Servono regole chiare, controlli efficaci sull’età e responsabilità precise per le piattaforme. L’Europa acceleri sull’EU Kids Act, ma nel frattempo consenta agli Stati di adottare misure di protezione senza ulteriori rinvii».
«Come UDC continueremo a portare avanti la nostra proposta di legge: divieto di accesso ai social sotto i 14 anni, educazione digitale gratuita e certificata tra i 14 e i 16 anni e maggiori responsabilità per le piattaforme. Il prossimo 13 novembre, alle ore 20, a Palazzo Marconi di Sandrigo, in provincia di Vicenza, presenteremo la proposta in un incontro pubblico con amministratori, esperti, scuola e famiglie. La porteremo anche in Senato, perché su questo tema vogliamo aprire un confronto serio e arrivare a soluzioni concrete. Proteggere i ragazzi significa dare loro gli strumenti per vivere il digitale in sicurezza, non lasciarli esposti ai suoi rischi in attesa che la politica trovi un accordo», conclude De Poli.