Dopo Industria 4.0 e Transizione 5.0, l’Italia deve essere protagonista della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, non semplice spettatrice. Per questo servono una Transizione 6.0, risorse dedicate e una strategia capace di accompagnare le nostre imprese, valorizzare i talenti e creare nuove opportunità di sviluppo per i territori.
È questo il messaggio che ho voluto portare oggi, nell’Aula Magna di Palazzo del Bo dell’Università di Padova, intervenendo al convegno “AI nelle imprese: quale strategia?”, appuntamento inaugurale di DIGITALmeet 2026.
Un’importante occasione di confronto tra istituzioni, mondo accademico, ricerca e sistema produttivo sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, sulle infrastrutture digitali e sulle strategie necessarie per rafforzare la competitività delle nostre imprese.
La sfida che abbiamo davanti non è soltanto tecnologica. È una grande questione economica, sociale e industriale, che riguarda il futuro del lavoro e la capacità del nostro Paese di crescere.
L’Italia ha già affrontato importanti trasformazioni attraverso Industria 4.0 e Transizione 5.0. Oggi dobbiamo guardare avanti e costruire una nuova fase, una Transizione 6.0, che consenta anche alle piccole e medie imprese di introdurre concretamente l’intelligenza artificiale nei propri processi produttivi e organizzativi.
Non possiamo permettere che questa rivoluzione rimanga una prerogativa delle grandi aziende. Il nostro sistema economico vive grazie a migliaia di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti e realtà produttive profondamente radicate nei territori.
Senza misure strutturali, risorse stabili e percorsi di formazione, rischiamo di creare un nuovo divario tra chi può investire nell’innovazione e chi rischia di rimanerne escluso.
Un altro tema sul quale ho voluto richiamare l’attenzione riguarda la valorizzazione del capitale umano.
Nei giorni scorsi, proprio nell’ambito di DIGITALmeet, abbiamo presentato al Senato della Repubblica la prima mappa delle imprese italiane specializzate nei servizi di intelligenza artificiale, realizzata da InfoCamere e Università di Padova.
La ricerca fotografa un settore in forte espansione: 14.840 imprese AI-focused, il 72% delle quali nate tra il 2021 e il 2025, con oltre 105 mila addetti.
Ma emerge anche un elemento particolarmente significativo. Nelle imprese focalizzate sull’intelligenza artificiale il costo del lavoro mediano è superiore del 74,1% rispetto a quello di aziende comparabili per dimensione e territorio, mentre il valore aggiunto mediano per occupato risulta maggiore di circa il 10%.
Sono numeri che ci invitano a riflettere sul valore delle competenze e sull’importanza di investire nei nostri giovani.
Mettere la persona al centro dell’innovazione significa anche riconoscere economicamente il valore dei talenti che formiamo nelle nostre università. Significa offrire opportunità professionali qualificate, retribuzioni adeguate e condizioni che permettano ai giovani di costruire il proprio futuro in Italia, senza essere costretti a cercare altrove il riconoscimento delle proprie capacità.
Dobbiamo rafforzare il collegamento tra università, ricerca e mondo del lavoro, sostenendo quelle imprese che investono nelle competenze e nell’innovazione.
Nel mio intervento ho ricordato anche l’impegno del Governo sul fronte delle infrastrutture digitali. Sono oltre 25 miliardi di euro i programmi di investimento nei data center dichiarati di interesse strategico nazionale, interventi che possono contribuire a rafforzare la capacità tecnologica e la competitività dell’Italia.
Ho inoltre espresso apprezzamento per alcune misure annunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista della prossima Legge di Bilancio, come gli incentivi per gli investimenti in software cloud, insieme agli strumenti di sostegno alla digitalizzazione delle PMI.
Sono segnali importanti, ma occorre compiere un ulteriore passo in avanti.
Servono risorse dedicate e stabili, una strategia industriale chiara e strumenti semplici e accessibili per consentire all’intelligenza artificiale di entrare realmente nei processi di lavoro delle nostre imprese.
La tecnologia deve diventare un alleato delle persone, migliorare la produttività, favorire la crescita delle aziende e generare nuove opportunità occupazionali. Non deve ampliare le disuguaglianze o lasciare indietro chi dispone di minori risorse.
Per questo considero fondamentale il ruolo dell’Europa, chiamata a sostenere una politica industriale dell’intelligenza artificiale capace di coniugare innovazione, autonomia tecnologica, competitività e tutela dei diritti.
Desidero ringraziare la rettrice dell’Università di Padova Daniela Mapelli, Gianni Potti, presidente di Fondazione Comunica e fondatore di DIGITALmeet, la Camera di Commercio di Padova, i rappresentanti delle istituzioni, tutti i relatori e gli organizzatori per questo importante momento di confronto.
La nostra ambizione deve essere chiara: costruire un’Italia che non subisca la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma sappia guidarla, investendo nelle imprese, nei territori e soprattutto nelle persone.
Perché l’innovazione ha davvero valore quando diventa crescita, lavoro e opportunità per tutti.




