Ho partecipato oggi all’inaugurazione dell’804° anno accademico dell’Università degli Studi di Padova, una delle istituzioni accademiche più prestigiose e antiche d’Europa, fondata nel 1222 e da sempre simbolo di libertà del pensiero.
La cerimonia, svoltasi nell’Aula Magna di Palazzo del Bo, ha visto la presenza delle autorità civili e istituzionali e si è aperta con l’intervento della rettrice Daniela Mapelli.
Nel suo discorso, la rettrice ha richiamato i valori indicati da Italo Calvino nelle Lezioni americane – leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità – introducendo un sesto elemento: la libertà. Un valore oggi ancora più significativo, alla luce di un contesto internazionale segnato da conflitti, violenze e profonde ingiustizie.
Un passaggio particolarmente intenso è stato il richiamo ai grandi temi globali e alla necessità di difendere i diritti fondamentali, con il ricordo di Giulio Regeni, simbolo di una libertà che non può essere mai data per scontata.
L’Università di Padova si conferma una realtà dinamica e proiettata verso il futuro: nuovi investimenti nella ricerca e nelle tecnologie, come il quantum computing, strutture innovative e sostenibili e una crescente apertura internazionale.
Significativi anche i numeri: centinaia di corsi di laurea, una comunità accademica di decine di migliaia di persone e un forte impegno sul fronte dell’inclusione, con borse di studio ed esenzioni che garantiscono concretamente il diritto allo studio.
Accanto all’eccellenza scientifica, emerge con forza il ruolo dell’università come presidio civile e culturale. Non solo formazione, ma anche responsabilità verso la società, capacità di leggere il presente e costruire il futuro.
In un tempo complesso come quello che stiamo vivendo, l’università resta uno dei pilastri su cui fondare crescita, coesione e sviluppo. E il messaggio che arriva da Padova è chiaro: senza libertà non c’è conoscenza, e senza conoscenza non c’è futuro.







