SOCIAL E MINORI, DE POLI (UDC): “NON BASTANO I DIVIETI, SERVE EDUCARE I RAGAZZI A GOVERNARE LA TECNOLOGIA”
“Proteggere i minori nell’ambiente digitale significa certamente stabilire regole e limiti, ma non possiamo pensare che un divieto, da solo, risolva il problema. Dobbiamo dare ai nostri ragazzi gli strumenti per comprendere la tecnologia, riconoscerne i rischi e utilizzarne consapevolmente le opportunità. L’educazione digitale deve diventare parte integrante della tutela dei minori”. Lo dichiara il senatore Questore del Senato e segretario nazionale Udc Antonio De Poli.
“I risultati dell’esperienza NeoConnessi, riportati da Panorama, offrono indicazioni interessanti: dopo il percorso educativo, il 90% dei bambini della scuola primaria e il 92% degli studenti della secondaria coinvolti hanno dimostrato di saper riconoscere rischi e opportunità del digitale. Il 98% dei docenti intervistati dichiara inoltre di sentirsi più preparato ad affrontare questi temi in classe. Dati che confermano quanto sia importante investire sulla formazione, coinvolgendo insieme scuola e famiglie”.
“C’è poi un dato che deve farci riflettere: secondo la ricerca citata nell’articolo, tre bambini su quattro non hanno consapevolezza dei rischi derivanti dalla condivisione impropria dei propri dati personali e il 75% dei familiari non si sente adeguato a guidare i figli nell’uso della tecnologia. Non possiamo quindi lasciare sole le famiglie davanti a una trasformazione di questa portata”.
“È la direzione sulla quale abbiamo costruito anche il nostro disegno di legge sulla tutela dei minori nell’ambiente digitale: protezione ed educazione devono procedere insieme, così come deve essere chiara la responsabilità delle piattaforme. Educare un ragazzo all’uso consapevole del digitale, infatti, non significa trasferire su di lui la responsabilità per sistemi e meccanismi che non può controllare.
La sfida non è crescere una generazione lontana dalla tecnologia, ma una generazione capace di governarla senza esserne governata. Regole, educazione, tecnologia e responsabilità devono diventare parti dello stesso sistema di tutela”, conclude De Poli.
