“La decisione del Conseil constitutionnel francese sulla legge che vietava l’accesso ai social ai minori di 15 anni conferma un punto che abbiamo voluto mettere al centro della nostra proposta: proteggere i ragazzi nel mondo digitale non può significare limitarsi a fissare una soglia anagrafica. Serve una disciplina più completa, capace di accompagnare i minori, responsabilizzare le piattaforme e intervenire sui meccanismi che possono rendere l’esperienza online nociva”. Lo dichiara il senatore Questore del Senato e segretario nazionale Udc Antonio De Poli.
“Il nostro disegno di legge parte da un’impostazione diversa e introduce quattro elementi qualificanti. Il primo è l’educazione digitale: tra i 14 e i 16 anni l’accesso non dipende soltanto dall’età, ma dal conseguimento di una certificazione gratuita di competenza digitale, attraverso un percorso su privacy, cyberbullismo, adescamento, dipendenza e responsabilità in rete.
Il secondo riguarda l’ambiente digitale stesso: interveniamo sugli algoritmi e sul design delle piattaforme, vietando per i minori profilazione individuale, pubblicità personalizzata e meccanismi idonei a favorire un utilizzo compulsivo.
Il terzo è una verifica dell’età rispettosa della privacy, costruita in modo che la piattaforma conosca soltanto la fascia anagrafica e non l’identità del ragazzo.
Il quarto è la tutela dallo sharenting e dallo sfruttamento economico dell’immagine dei minori, con regole specifiche anche sui proventi generati attraverso la loro presenza online.
Una proposta così complessa può e deve essere ulteriormente approfondita durante l’esame parlamentare, anche alla luce delle esperienze maturate negli altri Paesi e del quadro normativo europeo. E ci auguriamo che su una sfida così importante tutte le forze politiche possano lavorare in sinergia per arrivare all’approvazione del DDL.
La vicenda francese offre indicazioni utili per rendere ancora più solido il nostro testo. La strada, però, resta quella giusta: non una legge costruita soltanto sul divieto, ma un sistema di tutela che metta insieme educazione, tecnologia, responsabilità delle piattaforme e diritti dei minori”, conclude De Poli.
