Il mio commento oggi sul Corriere del Veneto:
Condivido pienamente le riflessioni del professore Mario Bertolissi che, proprio su queste colonne, ricordava come ogni volta che la razionalizzazione viene utilizzata come principale argomento per giustificare una riforma istituzionale, i risultati si rivelino spesso deludenti. Le vicende delle ultime settimane offrono l’occasione per tornare su un tema che considero centrale per il futuro dei territori.
La prima riguarda il via libera del Friuli Venezia Giulia al ripristino delle Province come enti di primo livello. Una scelta importante, che consentirà ai cittadini di tornare a eleggere direttamente il Presidente e il Consiglio provinciale, restituendo anche agli enti le risorse necessarie per esercitare le competenze previste dall’ordinamento. La seconda è l’approvazione all’unanimità, in Consiglio regionale del Veneto, della risoluzione presentata da Stefano Marcon, già presidente dell’UPI Veneto.
Se vivessimo in un Paese nel quale le istituzioni sapessero davvero procedere nella stessa direzione, dovremmo pensare che anche il Parlamento abbia oggi tutte le condizioni per approvare una legge capace di reintrodurre le Province come enti territoriali di primo livello, superando definitivamente la legge Delrio. Una riforma nata in un clima di antipolitica e di tagli lineari che ha finito per svuotare le Province di strumenti, competenze e risorse, rendendo sempre più difficile garantire servizi efficienti ai cittadini.
Vale la pena ricordare che, in Senato, si è cercato di costruire un’intesa che andasse oltre i confini della maggioranza. Come è noto, a luglio 2023, sul testo unificato proposto dalla relatrice della I Commissione si era registrata una convergenza tra quasi tutte le forze politiche, con la sola eccezione del Movimento Cinque Stelle. Poi, però, l’iter legislativo si è fermato.
Oggi abbiamo il dovere di riaprire quel percorso. Anche perché significa offrire ai cittadini un’occasione concreta per riavvicinarsi alla politica, in un momento storico segnato da un astensionismo sempre più preoccupante. La riforma Delrio ha prodotto un assetto istituzionale ibrido che fatica a svolgere efficacemente le funzioni affidate alle Province: edilizia scolastica, pianificazione territoriale, ambiente, infrastrutture, turismo. Tutto questo con presidenti non eletti direttamente dai cittadini e con bilanci ormai ridotti al minimo.
Del resto, basta percorrere oggi le nostre strade provinciali per rendersi conto di quanto sia urgente restituire alle Province piena capacità operativa e adeguate risorse. Per noi questa è una priorità, perché significa garantire servizi essenziali e migliorare concretamente la qualità della vita delle comunità locali.
Siamo convinti che una riforma capace di restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente chi governa un ente così importante rappresenti una scelta di buon senso, oltre che un principio fondamentale di democrazia. Chi amministra un territorio deve essere scelto da quel territorio e rispondere direttamente ai cittadini.
È questa la strada da seguire se vogliamo rafforzare la democrazia locale, valorizzare il ruolo della politica nei territori e riportare la Provincia ad essere un’istituzione vicina alle persone. In questo modo verrebbe rafforzato anche l’intero sistema delle autonomie locali, che continua a godere di una fiducia significativa da parte dei cittadini.
La reintroduzione delle Province come enti territoriali di primo livello rappresenterebbe quindi un passo avanti per il Paese e per i territori. L’UDC sostiene una riforma seria, concreta e non ideologica, fondata sulla responsabilità amministrativa e sulla vicinanza ai cittadini. La nostra proposta è chiara: tornare all’elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale.
È arrivato il momento di correggere un errore e costruire un nuovo equilibrio istituzionale, più giusto, più funzionale e più efficiente. Su questa sfida l’UDC, a Roma come nei territori, mantiene una posizione coerente, chiara e determinata. Le Province non rappresentano un retaggio del passato, ma una risorsa per il futuro delle nostre comunità. Per questo chiediamo che il percorso riparta anche a livello nazionale, in questo scorcio finale di legislatura, con una scelta che sappia andare oltre gli schieramenti politici. Noi ci siamo.
Senatore Antonio De Poli

