“Noi dell’UDC stiamo con i tanti medici che dicono la sanità non promuove la morte ma si prende cura delle persone. Non può essere il Servizio sanitario nazionale a svolgere un ruolo in qualsiasi forma di suicidio assistito. Una legge sul fine-vita, secondo noi, deve partire dalla necessità, evidenziata fra l’altro proprio dalla Corte costituzionale, di garantire un accesso universale ed equo alle cure palliative nei vari contesti sanitari, sia domiciliari che ospedalieri. Su questo punto, come ha evidenziato la Consulta nella sentenza n.66/2025, l’effettiva presa in carico da parte del Servizio sanitario, per queste persone, è a volte insufficiente. In un momento di crisi etica, l’Unione di centro si schiera dalla parte di chi tutela e difende la dignità umana, mettendo al centro la persona, soprattutto quando è fragile, perché per noi la vita è sacra dal primo all’ultimo istante”. Lo afferma il senatore Udc e segretario nazionale Antonio De Poli che aggiunge: “Le Regioni su questa materia non hanno competenza legislativa. Come sostiene il Presidente del Veneto Stefani, le disposizioni regionali (basti pensare alla legge approvata in Toscana) invadono la sfera di competenza attribuita allo Stato”. “Mi colpisce piuttosto – aggiunge De Poli – che questo tema riemerga puntualmente alla fine di ogni legislatura. Rispettiamo le sensibilità nei partiti, nelle rispettive coalizioni, ma ci auguriamo che prevalga un senso di responsabilità e di equilibrio. Basta con la propaganda”, evidenzia De Poli che, a Palazzo Madama, ha di recente presentato alla stampa un disegno di legge che interviene sulla legge 38/2010 sulle cure palliative chiedendone l’estensione anche alle fasi non terminali della malattia.