Questa mattina, presso l’Aula Convegni del Senato della Repubblica, ho promosso la conferenza stampa “Da Nord a Sud, per un calcio giusto e popolare”, dedicata alla presentazione di una petizione popolare che nasce dal basso, dai cittadini, dalle tifoserie e dalla società civile.
Un’iniziativa importante, che ha già raccolto 150.000 firme in appena un mese e mezzo e che pone all’attenzione delle Istituzioni nazionali e degli organismi sportivi competenti un tema centrale: salvaguardare il patrimonio sociale, culturale e popolare legato al calcio.
Il calcio, in Italia, non è soltanto uno spettacolo. È identità, appartenenza, comunità. È un linguaggio che unisce generazioni diverse, lega i territori e trasmette valori, soprattutto ai più giovani.
Proprio per questo, la richiesta che arriva da tanti cittadini e tifosi non può essere ignorata. Oggi esiste una frattura sempre più evidente tra il calcio vissuto, popolare, fatto di passione, sacrificio e partecipazione, e un sistema sempre più orientato a logiche economiche che rischiano di allontanare proprio chi il calcio lo tiene vivo ogni giorno.
Quando parliamo di prezzi non accessibili, parliamo di famiglie che rinunciano a portare i figli allo stadio. Quando parliamo di orari frammentati, del cosiddetto calcio-spezzatino, parliamo di lavoratori, studenti e cittadini che non riescono più a vivere la partita come momento di condivisione. Quando affrontiamo il tema delle multiproprietà e delle regole non sempre trasparenti, tocchiamo direttamente il principio di equità delle competizioni e il legame tra squadre, territori e comunità.
La petizione presentata oggi non è una protesta nostalgica. È una richiesta di equilibrio. Chiede di riportare al centro il valore sociale dello sport, senza negare la modernità, ma governandola con responsabilità.
Tre sono i punti fondamentali: garantire l’accessibilità, perché il calcio deve tornare a essere davvero di tutti; tutelare la partecipazione, perché lo stadio deve essere un luogo vivo, accogliente e inclusivo; assicurare regole giuste e trasparenti, capaci di proteggere la competizione e il rapporto tra club e territori.
Il Parlamento ha recentemente riconosciuto lo sport nella nostra Costituzione. Non si è trattato di una scelta simbolica, ma sostanziale: lo sport è strumento di crescita della persona, di coesione sociale e di benessere. Per questo, parlare oggi di calcio giusto e popolare significa affrontare una questione culturale, sociale e anche costituzionale.
Come Istituzioni abbiamo il dovere di ascoltare. Ascoltare non significa accogliere tutto in modo acritico, ma riconoscere che dietro queste richieste c’è un bisogno reale di giustizia, equilibrio e rispetto.
Il calcio italiano ha una storia straordinaria. Per guardare davvero al futuro deve però ritrovare le proprie radici: comunità, passione autentica, partecipazione popolare. Il Parlamento può e deve fare la sua parte, contribuendo a costruire un quadro normativo più coerente, capace di tenere insieme sicurezza, sostenibilità economica e diritti dei tifosi.
Il punto non è scegliere tra sicurezza e libertà, tra economia e passione. Il punto è trovare un equilibrio giusto, nel rispetto dei principi costituzionali.
Dobbiamo fare in modo che ogni cittadino, indipendentemente dal reddito, dall’età o dalla propria condizione, possa vivere lo sport e il calcio come esperienza di comunità, crescita e partecipazione.
Questa petizione ci chiede esattamente questo: restituire il calcio ai cittadini.
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CONFERENZA STAMPA
