Oggi, al Senato della Repubblica, ho presentato un disegno di legge che riporta al centro dell’attenzione un tema fondamentale: il diritto alle cure palliative.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto e approfondimento, grazie al contributo qualificato di esponenti del mondo accademico, sanitario e assistenziale. Sono intervenuti la senatrice Paola Binetti, professore ordinario di Storia della medicina e Scienze umane all’Università Campus Bio-Medico di Roma, il dottor Giuseppe Casale, co-fondatore e coordinatore sanitario e scientifico dell’Unità Operativa di Cure Palliative Antea, la dottoressa Martina Maraffon, dirigente medico presso l’UOC Cure palliative del Distretto 1 dell’AULSS 6 Euganea di Padova, la dottoressa Anna Marchetti, coordinatrice infermieristica del Centro Cure Palliative “Insieme per la Cura” del Policlinico Campus Bio-Medico, il dottor Luca Galbato Muscio, medico palliativista esperto in assistenza domiciliare, e la dottoressa Grazia Dalla Torre, in rappresentanza della Fondazione Alberto Sordi.
Un diritto già riconosciuto dal nostro ordinamento, ma che troppo spesso resta incompiuto nella sua applicazione concreta. Ancora oggi, infatti, troppi anziani non autosufficienti, pazienti fragili e famiglie vivono condizioni di sofferenza, solitudine e abbandono che possono e devono essere evitate.
È da questa consapevolezza che nasce il disegno di legge n. 1787, con un obiettivo chiaro: rendere pienamente effettivo il diritto alle cure palliative, in particolare nelle RSA e nell’assistenza agli anziani.
Le misure previste intervengono in modo concreto e strutturale:
- estensione delle cure palliative anche alle fasi non terminali della malattia;
- introduzione stabile e obbligatoria di queste cure nelle RSA;
- integrazione tra assistenza domiciliare e assistenza in struttura;
- formazione specifica e obbligatoria del personale;
- semplificazione dell’accesso alla terapia del dolore.
Accanto agli aspetti organizzativi, emerge però una questione ancora più profonda: la necessità di un cambio culturale.
Le cure palliative non possono più essere considerate esclusivamente come un intervento di fine vita. Questa visione è limitante e non risponde ai reali bisogni delle persone.
Le cure palliative rappresentano invece un modello di assistenza globale, capace di prendersi cura della persona nella sua interezza — fisica, psicologica, sociale e spirituale — lungo tutto il decorso della malattia.
Significa accompagnare il paziente e sostenere la famiglia, non solo nei momenti finali, ma in tutte le fasi più complesse del percorso di cura.
Investire in questa direzione vuol dire ridurre la sofferenza, contrastare la solitudine e restituire dignità alla persona. Vuol dire costruire un sistema sanitario più vicino ai cittadini, più umano e più credibile.
La sfida è duplice: da un lato rafforzare servizi, risorse e personale; dall’altro migliorare la qualità dell’assistenza, puntando su formazione, competenze e cultura della palliazione.
Perché un diritto, per essere tale, deve essere realmente accessibile, efficace e riconosciuto come valore.
Questa proposta rappresenta un passo concreto verso un sistema sanitario più giusto, più attento ai più fragili e capace non solo di curare la malattia, ma di prendersi cura della persona.
È questa la vera “rivoluzione della cura”: rimettere al centro la dignità, la relazione e il valore della vita in ogni sua fase.
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