Gli sviluppi della crisi nel Golfo e la preparazione del prossimo Consiglio europeo impongono una riflessione seria sul ruolo dell’Italia e dell’Europa nello scenario internazionale.
In Senato, durante le comunicazioni del Governo, ho voluto sottolineare un punto chiaro: l’Italia ha scelto fin dall’inizio la strada della responsabilità.
La linea del nostro Paese si fonda sull’impegno diplomatico e politico per evitare un allargamento del conflitto. In queste ore il Governo è inoltre impegnato a favorire il rientro dei nostri connazionali dai Paesi coinvolti e a tutelare gli interessi nazionali, a partire dalla sicurezza energetica ed economica.
Proprio per questo è fondamentale affrontare con decisione il tema dei rincari energetici, che rischiano di colpire famiglie e imprese. In sede europea è necessario valutare misure straordinarie, analogamente a quanto avvenuto nel 2022 con la guerra in Ucraina. Tra le ipotesi sul tavolo vi è anche la possibilità di un tetto europeo al prezzo del gas, con l’obiettivo di calmierare i costi dell’energia.
Sul piano geopolitico la posizione dell’Italia resta chiara: la priorità deve essere il ritorno alla diplomazia.
Il regime iraniano ha gravi responsabilità sul piano dei diritti umani e delle attività legate alla proliferazione nucleare, per le quali l’Unione europea ha già adottato sanzioni. Allo stesso tempo, però, è necessario mantenere equilibrio e responsabilità nel linguaggio e nelle scelte politiche. Le tensioni internazionali non si risolvono con escalation verbali o militari, ma con un lavoro diplomatico serio.
In questo quadro l’Europa rappresenta per l’Italia il principale riferimento politico per affrontare questa crisi.
Dobbiamo evitare letture faziose. L’Italia non è subordinata a nessuno: il nostro Paese sta lavorando per tenere insieme Europa e Occidente, rafforzando il rapporto transatlantico ma anche il ruolo dell’Unione europea come attore politico e strategico.
Allo stesso tempo non possiamo ignorare una realtà evidente: l’Europa resta ancora troppo fragile sul piano della politica estera e della difesa comune. Come ricordato da Mario Draghi, spesso l’Unione europea ha “piedi di argilla” proprio perché negli anni non è riuscita a dotarsi di strumenti adeguati per agire con unità e rapidità nelle crisi internazionali.
Per questo oggi serve un approccio pragmatico: rafforzare il coordinamento tra i principali Paesi europei e lavorare a una nuova strategia di sicurezza europea, capace di consolidare anche il pilastro europeo della NATO.
Io continuo a credere nell’Europa di Alcide De Gasperi, quella degli Stati Uniti d’Europa, fondata su valori comuni e responsabilità condivise. Accanto a questa visione ideale esiste però anche l’Europa concreta di oggi, imperfetta ma necessaria, nella quale dobbiamo saper difendere l’interesse nazionale all’interno di una dimensione europea.
In uno scenario internazionale così complesso, la politica estera non può diventare terreno di scontro ideologico.
Servono equilibrio, responsabilità e capacità di costruire unità. È questo il contributo che l’Italia può e deve portare dentro l’Europa e nella comunità internazionale.
Senatore Antonio De Poli
Segretario Nazionale Unione Di Centro
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