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Care Amiche, Cari Amici,
ci sono momenti nei quali la politica è chiamata a fermarsi, riflettere e scegliere la direzione del proprio cammino.
Il recente Consiglio Nazionale dell’UDC è stato uno di questi momenti. Non un semplice appuntamento organizzativo, ma l’occasione per confrontarci sul ruolo che vogliamo continuare a svolgere nel centrodestra e, più in generale, nel futuro dell’Italia.
Viviamo un tempo complesso segnato da gravi crisi internazionali. Le famiglie chiedono sicurezza economica, i giovani cercano opportunità, le imprese hanno bisogno di fiducia, i territori reclamano ascolto. In questo scenario la politica non può limitarsi a inseguire l’emergenza o ad alimentare la contrapposizione permanente. Deve tornare a costruire, a mettere in relazione le persone, a trasformare le idee in scelte concrete.
È questo il contributo che l’UDC vuole continuare a offrire al Paese.
La nostra è una storia fatta di amministratori, sindaci, volontari, donne e uomini che ogni giorno vivono i territori e conoscono i problemi reali delle comunità. Una storia che affonda le proprie radici nella tradizione popolare e democratico-cristiana, ma che guarda al futuro con uno spirito riformatore, europeista e profondamente concreto.
Negli ultimi mesi abbiamo portato avanti proposte sul Piano Casa, sulla legge elettorale, sul sostegno al ceto medio, sulla sanità territoriale, sulla sicurezza, sull’agricoltura e sul rilancio delle autonomie locali. Temi diversi, uniti però da un’unica idea di politica: mettere la persona, la famiglia e le comunità al centro delle decisioni.
Crediamo che oggi ci sia bisogno di una forza politica capace di tenere insieme governabilità e partecipazione, crescita economica e solidarietà, sviluppo e coesione sociale. Una forza che sappia dialogare, assumersi responsabilità e costruire soluzioni, senza rinunciare ai propri valori.
Per questo il percorso avviato con il Consiglio Nazionale proseguirà il 12 e 13 settembre a Roma, con la Festa Nazionale dell’UDC. Saranno due giornate di confronto, ascolto e proposta, aperte agli amministratori, agli iscritti, ai giovani, alle associazioni e a tutti coloro che credono in una politica capace di unire anziché dividere.
Vorrei che fosse un appuntamento non soltanto del nostro movimento, ma di una comunità che vuole contribuire a costruire il futuro dell’Italia con serietà, equilibrio e responsabilità.
Vi aspetto a Roma.
Perché il futuro non si aspetta. Si costruisce. Insieme.

CERIMONIA DEL VENTAGLIO IN SENATO

Mercoledì mattina in Senato si è tenuto il consueto appuntamento con la Cerimonia del Ventaglio, alla presenza della stampa parlamentare, il quale segna, come da tradizione, l’avvicinarsi della pausa estiva dei lavori parlamentari.
Si tratta di un momento significativo nella vita delle istituzioni, che rinnova il dialogo tra il mondo politico e quello dell’informazione e consente di tracciare un bilancio dell’attività svolta nei mesi precedenti.
La Cerimonia rappresenta soprattutto una preziosa occasione di confronto sul ruolo fondamentale svolto dai giornalisti nel raccontare l’attività parlamentare, le decisioni delle istituzioni e le trasformazioni che interessano la società italiana.
Un’informazione libera, autorevole e responsabile costituisce uno dei pilastri essenziali della nostra democrazia. Per questo è indispensabile difendere il pluralismo, garantire il rispetto dei diversi ruoli e promuovere un confronto fondato sulla correttezza, sulla trasparenza e sulla qualità del dibattito pubblico.
Politica e informazione operano in ambiti distinti, ma condividono una grande responsabilità: offrire ai cittadini gli strumenti necessari per comprendere il presente, valutare le scelte compiute e partecipare in maniera consapevole alla vita democratica del Paese.
La Cerimonia del Ventaglio conferma dunque il valore di un rapporto aperto e costruttivo tra istituzioni e stampa, nel rispetto dell’autonomia e delle funzioni di ciascuno, con l’obiettivo comune di rafforzare la fiducia dei cittadini e la qualità della nostra democrazia.
PIANO CASA E RIGENERAZIONE: PADOVA DEVE TORNARE A ESSERE UNA CITTÀ ACCESSIBILE

Lunedì mattina ho voluto promuovere al Caffè Pedrocchi a Padova un incontro dedicato al Piano Casa e alla rigenerazione urbana perché la questione abitativa è ormai una delle sfide decisive per il futuro di Padova.
Sono intervenuti Andrea Napoli, Responsabile nazionale Politiche abitative dell’UDC; Monica Grosselle, Presidente di Ance Padova e Alessandro Simonetto, Vicepresidente vicario della Fimaa Italia, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’affari.
La nostra città è cresciuta molto negli ultimi anni. Sono cresciuti l’Università, il turismo, la ricerca, il sistema sanitario e quello economico. Padova è sempre più capace di attrarre studenti, professionisti e lavoratori.
Le politiche abitative, però, non sono riuscite a evolversi con la stessa velocità.
Oggi a Padova risultano oltre 10.000 immobili disponibili per la vendita, ma appena 821 abitazioni sul mercato degli affitti. Il canone medio ha raggiunto i 14,14 euro al metro quadrato: significa spendere circa 780 euro al mese per un bilocale e circa 1.200 euro per un trilocale.
Tra il 2019 e il 2025 il costo di un appartamento medio è aumentato del 43%.
Dietro questi numeri ci sono persone reali: giovani coppie che vorrebbero costruire una famiglia, infermieri appena assunti, insegnanti trasferiti, appartenenti alle Forze dell’ordine, persone separate e giovani laureati che vorrebbero continuare a vivere e lavorare nella nostra città.
Una città competitiva deve essere anche una città abitabile.
Casa e competitività della città
La questione abitativa non è più soltanto un problema sociale. È anche un tema di competitività e di sviluppo.
Pensiamo al nuovo Policlinico di Padova, destinato a diventare uno dei principali poli sanitari, universitari e di ricerca del Paese.
Una struttura di questa portata avrà bisogno di medici, infermieri, tecnici e ricercatori. Ma come possiamo attrarre queste professionalità se una parte enorme del loro stipendio viene assorbita dall’affitto?
Padova deve permettere a chi studia e lavora qui non soltanto di frequentarla durante il giorno, ma anche di viverci stabilmente.
Il problema riguarda anche i circa 47.000 studenti fuori sede, a fronte di una carenza stimata di quasi 5.000 posti letto. Ma non è esclusivamente una questione universitaria.
Riguarda le famiglie, gli anziani, i giovani lavoratori e soprattutto quella fascia intermedia della società che non possiede i requisiti per accedere all’edilizia popolare, ma non riesce più a sostenere serenamente i prezzi del libero mercato.
“Quota 152”: utilizzare subito gli alloggi disponibili
La graduatoria ERP 2025 conta 1.660 domande ammesse, mentre gli alloggi assegnabili nel biennio sarebbero circa 400.
Questo significa che oltre 1.200 nuclei familiari rischiano di non ricevere una risposta.
Allo stesso tempo, secondo i dati raccolti, sul territorio risultano 152 alloggi ATER già pronti, ma ancora bloccati.
Da qui nasce la proposta della “Quota 152”.
Chiedo la costituzione di una task force tra Regione Veneto, ATER e Comune di Padova per verificare uno per uno questi immobili e arrivare rapidamente alla loro assegnazione.
La prima politica di rigenerazione deve essere molto semplice: utilizzare ciò che abbiamo già.
Una parte di questi alloggi potrebbe essere destinata anche ai lavoratori essenziali della città, come giovani infermieri, insegnanti e appartenenti alle Forze dell’ordine.
Non si tratta di creare privilegi, ma di programmare con responsabilità lo sviluppo della città.
Più garanzie per proprietari e inquilini
Dobbiamo inoltre recuperare il patrimonio privato oggi inutilizzato.
La politica della casa non può essere costruita contro i proprietari. Bisogna creare condizioni fiscali, economiche e giuridiche che convincano un numero maggiore di persone a rimettere le proprie abitazioni sul mercato.
L’Agenzia sociale “Padova per Abitarci” parte da un’intuizione corretta: ricostruire fiducia tra proprietari e inquilini e aiutare chi guadagna troppo per accedere all’edilizia pubblica, ma troppo poco per affrontare il libero mercato.
I primi risultati, tuttavia, sono ancora insufficienti rispetto alle dimensioni della domanda.
Serve quindi un salto di scala attraverso incentivi fiscali, canoni concordati, garanzie contro la morosità e certezza dei tempi.
È la stessa impostazione che abbiamo portato in Parlamento con le nostre proposte sulla cedolare secca, sulla locazione regolare e sulla maggiore certezza delle procedure.
Non proprietari contro inquilini, ma proprietari e inquilini dentro un sistema che funziona.
Rigenerare i quartieri
Padova non è soltanto il centro storico. È Arcella, Mortise, Guizza, Sacra Famiglia, Forcellini, Camin e Pontevigodarzere.
In questi quartieri il tema della casa si intreccia con il commercio di prossimità, la sicurezza, i servizi e la qualità degli spazi urbani.
Una serranda abbassata non rappresenta soltanto un negozio in meno. Significa meno persone per strada, meno relazioni e meno presidio del territorio.
Per questo propongo di sperimentare, dove urbanisticamente possibile, il riuso degli immobili commerciali inutilizzati attraverso coworking, servizi, micro-alloggi e nuove attività.
Dobbiamo inoltre lavorare a un canone concordato commerciale, con affitti sostenibili per gli esercenti e vantaggi fiscali per i proprietari.
A settembre vogliamo aprire un tavolo tecnico su questo tema.
Rigenerare non significa soltanto costruire. Significa recuperare gli immobili esistenti, attribuire loro nuove funzioni ed evitare ulteriore consumo di suolo.
Un Piano Padova per l’Abitare
Il Piano Casa nazionale può rappresentare una grande opportunità: recupero del patrimonio pubblico, housing sociale, canoni calmierati, affitto con possibilità di riscatto e sostegno alla morosità incolpevole.
Ma un Piano nazionale funziona soltanto se il territorio riesce a trasformarlo in progetti concreti.
Padova deve quindi costruire un vero “Piano Padova per l’Abitare”, attraverso una cabina di regia che coinvolga Comune, Regione, ATER, Università, Azienda Ospedale-Università, categorie economiche, proprietari, inquilini, fondazioni, banche e operatori privati.
Dobbiamo mappare il patrimonio inutilizzato, stabilire quanti alloggi serviranno nei prossimi anni e fissare obiettivi misurabili.
Quante abitazioni recuperiamo? Quante rimettiamo sul mercato? Quante destiniamo ai giovani lavoratori, agli studenti e alle famiglie in graduatoria?
Non possiamo più inseguire l’emergenza anno dopo anno.
Dobbiamo passare dalla gestione dell’emergenza alla programmazione, dalle misure isolate a una strategia e dalla casa come problema sociale alla casa come infrastruttura della crescita.
Padova può diventare una grande capitale della ricerca, della sanità e dello sviluppo economico del Nord-Est. Ma per riuscirci deve permettere alle persone che la fanno funzionare di poterci vivere.
Dobbiamo offrire a una giovane famiglia, a uno studente e a un lavoratore la possibilità di dire:
“Qui posso costruire il mio futuro”.
È questa la Padova che dobbiamo costruire. LEGGI IL BLOG
GUARDA IL SERVIZIO DEL TGR RAI VENETO
PARLANO DI NOI
Il Gazzettino ha dedicato ampio spazio alle proposte che ho presentato a Padova per affrontare concretamente l’emergenza abitativa.
Sbloccare subito i 152 alloggi ERP oggi inutilizzati, ridurre l’Imu per chi mette gli immobili a disposizione e favorire la rigenerazione degli edifici esistenti sono interventi necessari per offrire risposte a famiglie, giovani, lavoratori e anziani.
Dopo troppo tempo senza una vera strategia nazionale, è il momento di rimettere la casa al centro dell’agenda politica.
LEGGI L’ARTICOLO DE IL GAZZETTINO

PADOVA TORNI UNA CITTÀ GUIDA. INTERVISTA AL MATTINO DI PADOVA
Nella mia intervista al Mattino di Padova ho presentato una visione chiara per il futuro di Padova, costruita attorno a cinque pilastri strategici: la creazione di un forte Brand Padova, gli investimenti su mobilità e periferie, una città plurale e inclusiva, servizi avanzati per la lunga vita e una nuova alleanza tra imprese, università e capitale umano.
Padova dispone di eccellenze riconosciute in tutto il mondo, ma deve superare frammentazioni e divisioni attraverso una cabina di regia permanente capace di mettere in rete istituzioni, università, sanità, categorie economiche e territorio.
Tra le priorità resta inoltre la realizzazione del nuovo ospedale di Padova Est, un’infrastruttura fondamentale per la salute, la ricerca e lo sviluppo dell’intero Veneto.
Non basta amministrare l’ordinario: serve un progetto condiviso, coraggioso e capace di restituire a Padova il ruolo guida che le spetta.

SUL TERRITORIO

Martedì mattina ho avuto il piacere di accogliere in Senato il gruppo Giovani Euganei, un’importante realtà della Bassa Padovana che mette in rete diversi Comuni per promuovere politiche rivolte alle nuove generazioni.
Il progetto sostiene il protagonismo dei ragazzi dai 14 ai 35 anni, favorendo occasioni di incontro, iniziative culturali, attività di aggregazione e percorsi di partecipazione alla vita delle comunità.
È stato un momento prezioso di confronto e di conoscenza delle istituzioni. Avvicinare i giovani ai luoghi della democrazia significa aiutarli a comprendere il valore della partecipazione, della responsabilità e dell’impegno per il bene comune.
Complimenti agli amministratori, agli operatori e a tutte le persone che rendono possibile questa esperienza di collaborazione territoriale. Ai ragazzi rivolgo l’invito a continuare a essere protagonisti del presente e costruttori del futuro delle nostre comunità.

Lunedì sera ho partecipato, nell’ambito della tradizionale Sagra di Barche, alla presentazione ufficiale delle rose dell’ASD Fides San Pietro in Gù per la nuova stagione sportiva con il Presidente Luca Soncini, i dirigenti e giocatori.
Durante l’incontro sono stati presentati i calciatori che comporranno la Prima Squadra e la formazione Juniores. Insieme alla società è stata inoltre presentata la rosa degli amici della Fides Due.
È stata una serata di festa e partecipazione, che ha riunito atleti, dirigenti, allenatori, volontari, famiglie e numerosi appassionati attorno ai valori più autentici dello sport.
Le associazioni sportive dilettantistiche svolgono un ruolo fondamentale nei nostri territori. Non rappresentano soltanto un luogo nel quale praticare attività fisica, ma costituiscono vere e proprie comunità educative, capaci di trasmettere ai giovani il valore dell’impegno, del rispetto delle regole, della lealtà, del sacrificio e del lavoro di squadra.
Dietro ogni stagione sportiva ci sono il lavoro quotidiano dei dirigenti, la professionalità degli allenatori, la disponibilità dei volontari e il sostegno delle famiglie. Un patrimonio di energie e di passione che merita di essere riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni.
Investire nello sport significa investire nei giovani, nella socialità e nella crescita delle nostre comunità. Significa offrire spazi sani di incontro, contrastare l’isolamento e rafforzare il senso di appartenenza al territorio.
Rivolgo quindi i miei complimenti all’ASD Fides San Pietro in Gù e a tutte le persone che collaborano alla vita della società. Alla Prima Squadra, alla Juniores e agli amici della Fides Due va il mio più sincero augurio per una stagione ricca di soddisfazioni, dentro e fuori dal campo.

Domenica ho partecipato con grande piacere all’inaugurazione ufficiale di Agrishow 2026, insieme a Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di Tutela Grana Padano, e all’amico Clodovaldo Ruffato.
La manifestazione è stata ideata e organizzata con entusiasmo da Davide Gomiero, Claudia e Dario, con il contributo della Gomiero Farm, ed è promossa da Farmers Friends, associazione sociale e culturale senza fini di lucro nata da una profonda passione per il mondo agricolo.
Agrishow rappresenta un importante momento di incontro dedicato all’agricoltura, alla terra, al buon cibo, al buon vino e alle tradizioni delle nostre comunità.
Grandi protagonisti della manifestazione sono naturalmente i trattori: mezzi di ogni dimensione e tipologia, imponenti e affascinanti, che non costituiscono soltanto il simbolo del lavoro nei campi, ma raccontano anche l’evoluzione tecnologica, la capacità di innovazione e la professionalità delle nostre imprese agricole.
L’agricoltura è strategica per il futuro dell’Italia
L’agricoltura italiana rappresenta un settore strategico per la nostra economia, per la sicurezza alimentare e per la tutela del territorio.
Dietro ogni prodotto di qualità, ogni impresa e ogni filiera ci sono famiglie, imprenditori, lavoratori e giovani che investono quotidianamente risorse, competenze ed energie.
Si tratta di un patrimonio umano, economico e sociale che deve essere tutelato, sostenuto e valorizzato attraverso politiche concrete e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Il Veneto è da sempre una terra capace di unire tradizione, innovazione e spirito imprenditoriale. Le nostre aziende agricole rappresentano un’eccellenza riconosciuta grazie alla qualità delle produzioni, all’impiego delle nuove tecnologie e alla profonda attenzione riservata all’ambiente e al territorio.
Al fianco degli agricoltori con interventi concreti
Il comparto agricolo deve affrontare sfide sempre più complesse: l’aumento dei costi di produzione, la concorrenza internazionale, gli effetti dei cambiamenti climatici, il peso della burocrazia e la necessità di favorire il ricambio generazionale.
La politica deve essere al fianco degli agricoltori, tutelandone il reddito, semplificando le procedure e sostenendo gli investimenti delle imprese.
Difendere l’agricoltura significa proteggere il lavoro, l’ambiente e la qualità delle nostre produzioni. Significa rafforzare la capacità del Paese di garantire sicurezza e autonomia alimentare, ma anche consentire alle nuove generazioni di scegliere questo settore con fiducia, trovando opportunità di crescita, innovazione e occupazione.
Un esempio di passione e amore per la terra
Desidero rivolgere i miei complimenti più sinceri a Davide Gomiero, Claudia e Dario, a Farmers Friends e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di Agrishow 2026.
La passione e la dedizione con cui questi giovani portano avanti la manifestazione, insieme al loro lavoro quotidiano nel settore agricolo, rappresentano un esempio concreto di amore per la terra e di impegno per la propria comunità.
Essere al fianco dell’agricoltura significa sostenere chi, ogni giorno, produce qualità, custodisce il territorio e coltiva il futuro del nostro Paese.

Venerdì ho partecipato all’inaugurazione della nuova area residenziale della Civitas Vitae Nazareth, realizzata dalla Fondazione Opera Immacolata Concezione nell’ambito del progetto di ampliamento di Villa Rosario, a Padova.
Un momento significativo per una realtà storica, profondamente radicata nel territorio, che dagli anni Sessanta opera nell’accoglienza e nella protezione delle persone anziane.
Nel corso degli anni, la Fondazione ha saputo evolversi insieme ai cambiamenti della società, sviluppando nuovi servizi, forme innovative di assistenza e modelli capaci di rispondere concretamente alle esigenze delle persone e delle famiglie.
Un nuovo passo nel percorso della Fondazione OIC
La nuova residenza rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita della Fondazione Opera Immacolata Concezione, impegnata da oltre settant’anni nella promozione della dignità della persona, della longevità attiva e di un welfare comunitario e intergenerazionale.
Prendersi cura delle persone più fragili significa prendersi cura dell’intera comunità.
Significa mettere a disposizione servizi capaci di coniugare competenza professionale, umanità e attenzione ai bisogni delle famiglie, garantendo alle persone anziane non soltanto assistenza, ma anche relazioni, partecipazione e qualità della vita.
L’obiettivo non può essere semplicemente quello di offrire una risposta sanitaria o assistenziale. È necessario costruire ambienti nei quali ogni persona possa continuare a sentirsi parte attiva di una comunità, mantenendo legami, autonomia e occasioni di socialità.
Un modello che mette la persona al centro
Il progetto Civitas Vitae nasce da una visione precisa: mettere al centro la persona, favorire l’integrazione tra i servizi e rafforzare il rapporto con il territorio.
La qualità della vita delle persone anziane e fragili è un valore condiviso e una responsabilità che coinvolge istituzioni, realtà sociali, famiglie e comunità.
L’aumento dell’età media della popolazione e le trasformazioni demografiche pongono la nostra società davanti a nuove sfide. Servono risposte innovative, strutture adeguate e una rete di servizi capace di accompagnare le persone durante tutte le fasi della vita.
Esperienze come quella della Civitas Vitae Nazareth dimostrano che è possibile costruire un modello nel quale assistenza, inclusione e partecipazione procedono insieme, valorizzando la persona e rafforzando la coesione sociale.
Il ruolo delle istituzioni
Le istituzioni hanno il compito di sostenere e valorizzare realtà capaci di offrire risposte concrete ai nuovi bisogni della società.
Investire nei servizi destinati alle persone anziane e fragili significa investire nella qualità della vita delle famiglie e nel futuro delle nostre comunità.
È necessario promuovere una collaborazione sempre più forte tra il sistema pubblico, il mondo sociale, il volontariato e le realtà del territorio, affinché nessuna persona venga lasciata sola e ogni famiglia possa trovare ascolto e sostegno.
Desidero ringraziare il direttore generale della Fondazione OIC Onlus Fabio Toso, insieme agli operatori, ai professionisti e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione della nuova area residenziale.
Una storia di accoglienza che continua a generare comunità, solidarietà e cura.

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- Ferrari Lavora con noi: posizioni aperte e come candidarsi
- ENEL Lavora con noi: Posizioni aperte e come candidarsi
- Amazon Lavora con noi: posizioni aperte e come candidarsi
- LIDL Lavora con noi: posizioni aperte, come candidarsi
- McDonald’s Lavora con noi: posizioni aperte, come candidarsi
- Syngenta Lavora con noi: selezioni in corso
- Ferrero Lavora con noi: posizioni aperte in Italia e all’estero
- Fineco Lavora con noi, offerte di lavoro in Banca
- Comune di Val Liona (VI). 1 posto di Istruttore Amministrativo
- Comune di Cavallino-Treporti (VE). 1 posto di Istruttore Servizi Informatici
- Comune di Sarego (VI). 1 posto di Istruttore Tecnico
- Università di Padova. Concorso per 8 bibliotecari
- Azienda ULSS n. 1 Dolomiti, Belluno. Selezione 1 posto di Logopedista
- Azienda ULSS n. 4 Veneto Orientale, San Donà di Piave (VE). 1 posto di infermiere
- Azienda ULSS n. 1 Dolomiti, Belluno. 1 posto di Ostetrica
- Azienda ULSS n. 3 Serenissima, Venezia. 1 posto di Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico
- Azienda ULSS n. 4 Veneto Orientale, San Donà di Piave (VE). Avviso pubblico per Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico
- Azienda ULSS n. 4 Veneto Orientale, San Donà di Piave (VE). Avviso pubblico per posti di Infermiere
- Casa di Riposo “Dott. Umberto e Alice Tassoni”, Cornedo Vicentino (VI). Selezione per per Operatori Socio Sanitari
- Casa di Riposo “San Giovanni Battista”, Montebello Vicentino (VI). Selezione per Infermieri, Fisioterapisti e Logopedisti
- IPAB Casa del Sorriso, Badia Polesine (RO). 9 posti di Infermiere
Vi ringrazio per l’attenzione
Buon proseguimento,
Antonio