Ho voluto portare in Senato l’esperienza di Casa Priscilla, una realtà che da oltre vent’anni accompagna donne, mamme e bambini fragili, offrendo protezione, dignità e nuove possibilità di autonomia.
Questa mattina, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, ho promosso la conferenza stampa “Quando l’accoglienza diventa trasformazione: dalla protezione alla ripartenza. Il modello Casa Priscilla”.
Ho voluto accendere i riflettori su una realtà che conosco da molti anni e che considero molto più di una casa famiglia: Casa Priscilla, una casa di accoglienza nata a Padova e impegnata da oltre vent’anni al fianco di minori, mamme e donne che vivono situazioni di disagio economico, maltrattamento, abbandono familiare o fragilità sociale.
Desidero ringraziare Maria Teresa Gallinaro, presidente di Casa Priscilla, Suor Miriam, presidente onorario, Nicola Bernardi, responsabile educativo, e Silvia Aufiero, consulente per il fundraising e la comunicazione, per la loro presenza e per il lavoro prezioso che portano avanti ogni giorno.
Quando si incontra Suor Miriam, ci sono due cose che colpiscono subito: il sorriso e le mani. Il sorriso che accoglie, rassicura e fa sentire al sicuro. Le mani che lavorano, costruiscono e offrono risposte concrete: un pasto in più, un letto in più, un aiuto in più per chi si trova in difficoltà.
È questo lo spirito di Casa Priscilla: una comunità che non si limita ad accogliere, ma accompagna le persone nel tempo, rispettando la storia di ciascuno e aiutando donne e bambini a ritrovare fiducia, autonomia e libertà.
Negli anni Casa Priscilla è cresciuta molto. Accanto alla prima sede è nata una nuova struttura in legno di 1.350 metri quadrati, realizzata grazie alla generosità di tanti cittadini, volontari e sostenitori. Dal 2022, inoltre, è stata sviluppata un’area dedicata al fundraising, una scelta ancora poco diffusa nel mondo del volontariato, ma fondamentale per coinvolgere la comunità e rendere visibile la forza della solidarietà.
Casa Priscilla è cresciuta perché ha messo al centro la relazione. Il cambiamento, infatti, non nasce mai da soli. Nasce dentro legami autentici, dentro una comunità che si prende cura, dentro una rete capace di accompagnare le persone nei momenti più difficili.
In questi anni Casa Priscilla è diventata anche una vera sentinella del territorio, lavorando insieme ai servizi sociali, alle aziende sanitarie, ai tribunali, alle scuole, alle imprese e al mondo del Terzo settore. È un modello che dimostra quanto sia importante far dialogare pubblico, privato e non profit per costruire alleanze vere e risposte più efficaci.
Tra le proposte emerse, ce n’è una che ritengo particolarmente importante: quella del tutor di transizione. Una figura capace di accompagnare le donne e le famiglie anche dopo il percorso in struttura, aiutandole nella fase più delicata: quella della ripartenza.
Perché il vero cambiamento non si esaurisce dentro le mura della comunità. Continua fuori, nella vita di tutti i giorni, quando una donna deve ritrovare casa, lavoro, stabilità, autonomia e fiducia nel futuro.
A livello normativo molto è stato fatto in questi anni. Penso al congedo indennizzato per le donne vittime di violenza, al Reddito di libertà, al Microcredito di libertà e agli sgravi contributivi per le imprese che assumono donne vittime di violenza.
Sono strumenti importanti, che vanno potenziati. Nel 2026 il Governo ha stanziato ulteriori risorse per il Fondo per la formazione e l’autonomia economica, fondi destinati alle Regioni e anche al sostegno del lavoro dei centri antiviolenza e delle case rifugio.
Ma dobbiamo fare di più.
Serve un approccio di sistema, capace di superare la frammentazione normativa e di costruire politiche integrate. Serve anche un sistema di monitoraggio per colmare il vuoto conoscitivo sul destino delle donne che escono dai centri antiviolenza o dalle case rifugio.
Dobbiamo rafforzare la rete tra istituzioni, servizi per il lavoro, Terzo settore, imprese e realtà territoriali. Dobbiamo costruire interventi personalizzati, capaci di restituire dignità, autonomia e libertà alle donne e ai loro bambini.
Tra le proposte su cui lavorare ci sono l’introduzione del reato di violenza economica, il potenziamento delle agevolazioni fiscali per le imprese che assumono donne vittime di violenza e l’istituzione di un Fondo contro la violenza economica, con il coinvolgimento delle realtà del Terzo settore.
Il reinserimento sociale e lavorativo delle donne deve essere integrato con le politiche attive del lavoro, prevedendo anche nelle normative regionali, dove ancora non esiste, una linea specifica per le donne e le mamme che escono da percorsi di tutela.
Il tavolo che abbiamo aperto oggi deve continuare anche in futuro. Lo dico perché credo che le migliori soluzioni nascano dal confronto, dall’ascolto e dal lavoro in rete.
Casa Priscilla ci insegna questo: nessuno si salva da solo. Una comunità cresce quando sa prendersi cura delle persone più fragili e quando trasforma l’accoglienza in un percorso vero di ripartenza.
Per questo continuerò a sostenere questo modello e a lavorare perché esperienze come Casa Priscilla possano diventare fonte di ispirazione per nuove politiche, nuove risposte e nuove prospettive a favore delle donne, dei bambini e delle famiglie più fragili.
SERVIZIO TGR VENETO
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