“Il settore dell’acquacoltura vale in Italia circa mezzo miliardo di euro. La crisi che sta colpendo le lagune del Delta del Po e l’intero comprensorio, a causa dei cambiamenti climatici e della proliferazione delle alghe, richiede risposte urgenti. Chiediamo al Governo di sapere quali azioni intenda intraprendere per garantire e salvaguardare la catena di produzione ittica e di approvvigionamento del cibo, considerando che le stime di distruzione del prodotto vanno dal 70 a 100 per cento, e se non ritenga utile ricorrere al Fondo di solidarietà nazionale per promuovere interventi compensativi a favore delle imprese”. Lo afferma il senatore UDC Antonio De Poli. “Come è noto, infatti, in questa Legislatura, abbiamo modificato il Decreto legislativo 102/2004 equiparando i pescatori agli agricoltori: in questo modo si potrà utilizzare il Fondo di Solidarietà anche per il comparto ittico. Oggi in Veneto risultano ferme 163 imbarcazioni e oltre 100 imprese specializzate nella pesca delle vongole di mare che sono senza attività da quasi 2 anni”, continua De Poli che aggiunge: “La Commissione europea ha attivato il meccanismo di crisi del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) mettendo a disposizione degli Stati membri uno strumento straordinario di sostegno al comparto della pesca e dell’acquacoltura. E’ questo un risultato del Centrodestra al Governo grazie all’impegno concreto del ministro Lollobrigida”, evidenzia De Poli secondo cui “il problema merita maggiore attenzione da parte delle istituzioni di Bruxelles. Serve un Piano europeo per la pesca che affianchi alle misure emergenziali una strategia di medio lungo periodo, riservando un capitolo ad hoc al bilancio della prossima Politica Comune della Pesca, in vista della definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034”.
